Un manuale che spiega il valore psicologico del corsivo, anche attraverso analisi scientifiche.

L’approccio culturale e metodologico è coadiuvato con pratici esempi.

Prefazione a cura del Dott. Luca del Gobbo, assessore all’Università, Ricerca e Open Innovation Regione Lombardia.

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Come mai continuano ad aumentare le diagnosi di disgrafia e, più in generale, dei disturbi di apprendimento? E, soprattutto, come si può prevenire? La pratica della scrittura a mano, in particolare quella corsiva, ha dei risvolti positivi non soltanto sull’apprendimento, ma anche sulla sfera psicologica della persona; permette di contrastare la difficoltà nel mantenimento della soglia di attenzione. I recentissimi studi di neuroscienze dimostrano che scrivere in corsivo accende il cervello molto più efficacemente rispetto all’utilizzo del carattere stampato e della tastiera. Il corsivo tende però a scomparire dall’insegnamento scolastico, sostituito dallo stampatello minuscolo (“script”); basta osservare molte grafie adolescenziali per rendersi conto del dilagare di questo modello che però non favorisce né la fluidità né la rapidità del gesto grafico, che viene continuamente interrotto. Corsivo, dal latino “currere”, che corre o scorre) è invece proprio il modello più adatto alla mano scrivente. I collegamenti interletterali, come confermato dagli studi neurologici, stimolano soprattutto i collegamenti mentali: privarci del corsivo significa privarci di sviluppare le nostre potenzialità intellettive.

Incontro al Liceo Science Umane